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Sanare l'errata fatturazione: la complessa prospettiva del codice TD20


L'utilizzo del codice TD20 potrebbe consentire di sanare l'errata fatturazione con IVA da parte del soggetto non residente. Questa affermazione, emersa dalle nuove specifiche tecniche relative alla fatturazione elettronica e alla comunicazione delle operazioni transfrontaliere, è al centro di un dibattito che coinvolge sia gli operatori economici che le autorità fiscali.


Le norme vigenti, a partire dalla versione 1.8 delle specifiche tecniche, richiedono l'utilizzo del codice "tipo documento" TD28 per gli acquisti da operatori residenti nella Repubblica di San Marino. Questo codice, noto anche nell'ambito del "esterometro", è richiesto anche nel caso in cui il cessionario/committente residente riceva una fattura cartacea da un fornitore non stabilito in Italia, con errato addebito dell'imposta in via di rivalsa.


Tuttavia, emerge una questione critica riguardante la regolarizzazione di queste situazioni. Se da un lato le specifiche tecniche si riferiscono al formato analogico, dall'altro l'Agenzia delle Entrate chiarisce che l'invio al Sistema di Interscambio (SdI) del documento TD28 non è sufficiente per regolarizzare l'omesso reverse charge. Ciò significa che il cessionario/committente rimane soggetto a sanzioni pecuniarie, pur potendo detraere l'IVA erroneamente addebitata.


Il principio di personalità delle sanzioni suggerirebbe la possibilità per il destinatario della fattura irregolare di sanare la propria posizione senza subire conseguenze. Tuttavia, attualmente sembra che l'opzione preferita dall'Amministrazione finanziaria sia limitata alla sola trasmissione al SdI del TD28, con l'applicazione di sanzioni pecuniarie che vanno da 250 a 10.000 euro, riducibili tramite ravvedimento.


Questo approccio solleva preoccupazioni riguardo alla proporzionalità delle sanzioni e alla responsabilità del cessionario/committente in situazioni in cui l'errore è imputabile esclusivamente al comportamento del cedente/prestatore. La mancanza di alternative senza oneri per il cessionario/committente potrebbe essere considerata ingiusta e potenzialmente dannosa per la regolarità delle transazioni commerciali.


Inoltre, l'assenza di indicazioni chiare riguardo alla regolarizzazione secondo il comma 9-bis1 del DLgs. 471/97 lascia aperti interrogativi sulla corretta procedura da seguire in tali casi.


È evidente la necessità di un'approfondita revisione delle disposizioni normative e delle prassi operative per garantire un sistema fiscale equo, efficace e favorevole al corretto svolgimento delle attività economiche, bilanciando la necessità di conformità fiscale con il rispetto dei diritti dei contribuenti.

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