Per anni la migrazione a SAP S/4HANA è stata raccontata come il passaggio inevitabile verso il futuro degli ERP aziendali. Una piattaforma più moderna, capace di sfruttare database in-memory, analisi in tempo reale e processi più efficienti. Una promessa che ha convinto migliaia di organizzazioni in tutto il mondo ad avviare programmi di trasformazione spesso dal valore di milioni di euro.
Eppure, dietro le presentazioni dei vendor e i casi di successo mostrati durante gli eventi di settore, esiste una realtà più complessa. Molte aziende stanno infatti scoprendo che il passaggio a S/4HANA non assomiglia affatto a un normale aggiornamento software. In diversi casi si sta rivelando uno dei progetti più impegnativi mai affrontati dall'organizzazione.
La ragione è semplice: dopo venti o trent'anni di utilizzo, un ERP non è più soltanto un software. Diventa la rappresentazione digitale dell'azienda stessa.
Quando nessuno ricorda più perché un processo esiste
Uno dei problemi più frequenti emerge nelle prime settimane di assessment.
I consulenti iniziano a mappare processi, integrazioni e personalizzazioni. A quel punto arriva la scoperta che sorprende molti manager: esistono procedure utilizzate ogni giorno da decine di persone senza che nessuno sia realmente in grado di spiegare perché siano state create.
Nel corso degli anni, fusioni aziendali, cambi normativi, richieste dei clienti e necessità operative hanno generato centinaia di modifiche all'ERP. Alcune sono ancora fondamentali. Altre sopravvivono semplicemente perché nessuno ha mai avuto il tempo o il coraggio di eliminarle.
La migrazione a SAP S/4HANA costringe invece a prendere una decisione. Ogni personalizzazione deve essere analizzata, testata e giustificata economicamente. Ed è proprio in questa fase che molte aziende comprendono quanto il proprio sistema informativo sia diventato più complesso di quanto immaginassero.
Il problema non è SAP. Il problema sono vent'anni di storia aziendale
Quando un progetto supera il budget previsto, la tentazione è quella di attribuire la responsabilità alla tecnologia.
In realtà, nella maggior parte dei casi, SAP non è il vero problema.
Il problema è che il nuovo sistema costringe l'organizzazione a guardarsi allo specchio.
Anagrafiche duplicate, fornitori mai cancellati, clienti inattivi da anni, codifiche incoerenti tra divisioni diverse e processi gestiti attraverso fogli Excel paralleli emergono improvvisamente durante la preparazione della migrazione.
Molte aziende arrivano a questo momento convinte di possedere dati affidabili. Poi scoprono che una parte significativa del lavoro consiste nel correggere informazioni accumulate nel corso di decenni.
È una situazione simile a quella di chi decide di ristrutturare una casa costruita molti anni prima. Finché le pareti restano chiuse, i problemi rimangono invisibili. Quando iniziano i lavori, emergono impianti vecchi, modifiche improvvisate e interventi stratificati nel tempo.
L'illusione del "lift and shift"
In teoria esiste sempre la possibilità di trasferire il sistema esistente sulla nuova piattaforma con modifiche limitate.
Nella pratica, però, questa scelta raramente produce i benefici sperati.
Sempre più aziende si stanno rendendo conto che migrare senza ripensare i processi significa trasferire inefficienze dal vecchio ERP a quello nuovo.
È uno degli aspetti più interessanti della trasformazione in corso. Le organizzazioni che ottengono i risultati migliori non sono necessariamente quelle che completano la migrazione più velocemente. Sono quelle che sfruttano il progetto come occasione per semplificare il proprio modo di lavorare.
La domanda strategica non è più "come portiamo SAP su una nuova piattaforma?", ma "quali attività hanno ancora senso oggi?".
La guerra silenziosa per i consulenti SAP
C'è poi un altro fattore che sta incidendo pesantemente sui costi: la disponibilità delle competenze.
Negli ultimi anni la richiesta di professionisti specializzati in SAP S/4HANA è cresciuta più rapidamente dell'offerta. Le aziende competono per gli stessi consulenti, gli stessi project manager e gli stessi architetti applicativi.
Questo fenomeno ha avuto conseguenze evidenti sul mercato.
Le tariffe sono aumentate, le agende dei consulenti più esperti si riempiono con mesi di anticipo e molte organizzazioni faticano a trovare le figure necessarie per rispettare le scadenze dei progetti.
In alcuni casi il vero collo di bottiglia non è rappresentato dalla tecnologia, ma dalla capacità di costruire un team con le competenze adeguate.
Una trasformazione che coinvolge il business, non l'IT
Per anni gli ERP sono stati considerati principalmente una questione informatica. La migrazione a S/4HANA sta dimostrando il contrario.
I progetti che incontrano maggiori difficoltà sono spesso quelli gestiti come semplici iniziative tecnologiche. Quando il coinvolgimento del business arriva troppo tardi, emergono incomprensioni, richieste di modifica e resistenze che rallentano inevitabilmente il percorso.
Finance, controllo di gestione, logistica, acquisti e vendite non sono semplici utenti del sistema. Sono i veri proprietari dei processi che l'ERP deve supportare.
Per questo motivo la migrazione non dovrebbe essere vista come un progetto IT, ma come un programma di trasformazione aziendale.
La vera domanda che i manager dovrebbero porsi
Molte aziende stanno affrontando la migrazione perché sentono di non avere alternative. La fine del supporto per SAP ECC rende inevitabile una decisione.
Tuttavia, limitarsi a sostituire una piattaforma con un'altra rischia di far perdere l'opportunità più importante.
La vera domanda non è quando migrare a SAP S/4HANA.
La vera domanda è cosa si vuole diventare dopo la migrazione.
Le organizzazioni che stanno ottenendo il maggior valore dall'investimento sono quelle che utilizzano il progetto per ridisegnare processi, eliminare complessità e prepararsi a un futuro in cui automazione, intelligenza artificiale e analisi dei dati avranno un ruolo sempre più centrale.
Per queste aziende, S/4HANA non rappresenta il traguardo finale.
È soltanto il punto di partenza.

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